Ritrovata la “Satisfaction” nave ammiraglia di Henry Morgan

•agosto 26, 2011 • Lascia un commento

Fonte:  “Il Fatto Storico

Il relitto di una nave del 17′ secolo appartenuta al pirata Henry Morgan sarebbe stato scoperto a Panama da un team di archeologi americani – grazie ai produttori del rum “Captain Morgan”.

Vicino al Lajas Reef, dove Morgan perse cinque navi nel 1671 tra cui la sua ammiraglia, la “Satisfaction”, la squadra ha scoperto una parte del lato destro dello scafo e una serie di casse non ancora aperte.

(Captain Morgan/Chris Bickford)

(Captain Morgan/Chris Bickford)

Il carico deve essere ancora aperto, ma la Captain Morgan USA – la compagnia che vende il rum chiamato come il pirata – sta chiaramente sperando che ci sia del liquore.

“C’è sicuramente dell’ironia in questa situazione”, dice Fritz Hanselmann, archeologo della Texas State University e capo del team di immersione. La Captain Morgan USA è intervenuta nella ricerca dopo che la squadra – che lo scorso aprile aveva trovato 6 cannoni di ferro nelle vicinanze – aveva terminato i fondi prima di poter restringere il campo di ricerca.

Il nuovo finanziamento ha permesso al team di eseguire rilevamenti col magnetometro e continuare le ricerche.

(MSNBC)

(MSNBC)

(MSNBC)

Nel 17′ secolo, il capitano Henry Morgan navigò come corsaro per conto dell’Inghilterra, difendendo gli interessi della Corona e partecipando a spedizioni nel Nuovo Mondo. Nel 1671, nel tentativo di catturare la ricca Panama City, Morgan decise di prendere il Castillo de San Lorenzo, una fortezza spagnola sulla scogliera che dominava la foce del fiume Chagres, l’unico passaggio d’acqua tra i Caraibi e la città.

Anche se alla fine i suoi uomini alla fine prevalsero, Morgan perse cinque navi per via del mare mosso e degli scogli che circondavano la fortezza.

GLI ALISEI

•giugno 15, 2011 • Lascia un commento

I venti possono essere identificati a seconda del loro comportamento in regolari e irregolari.

I venti regolari possono essere costanti – come gli Alisei e i Controalisei – e periodici – come i monsoni e le brezze (di mare, di terra, di monte e di valle).
I venti irregolari sono quelli che sfuggono alle codificazioni e derivano da situazioni atmosferiche particolari in determinate zone – come i cicloni, i tornado (Antille), i tifoni (Oceano Indiano), i pamperos (America meridionale).

Gli Alisei Atlantici – non figurano tra i venti della Rosa, che sono strettamente mediterranei – sono venti costanti che soffiano regolari per tutto l’anno in maniera simmetrica: da nord-est verso l’equatore nell’emisfero boreale, da sud-est verso l’equatore nell’emisfero australe. La loro direzione è diagonale a causa del moto di rotazione della terra da ovest verso est, senza di essa gli Alisei spirerebbero in modo perpendicolare da nord e da sud verso l’equatore.
La direzione degli Alisei verso l’equatore dipende da fatto che i venti spirano dalle zone di alta pressione verso quelle di bassa pressione, e la differenza tra le alte pressioni subtropicali e le basse pressioni equatoriali dà origine ad uno spostamento d’aria verso l’equatore.

Gli Alisei permisero a Cristoforo Colombo di attraversare l’oceano Atlantico, e sono stati importantissimi in passato nella navigazione oceanica a vela. I velieri regolavano le loro rotte in modo da sfruttare venti e correnti favorevoli anche a costo di allungare il tragitto. In Inglese gli Alisei vengon chiamati Trade Winds, ovvero Venti del Commercio.

LA ROSA DEI VENTI

•giugno 14, 2011 • Lascia un commento

La Rosa dei Venti è un’immagine grafica che raffigura i quattro punti cardinali principali (nord, sud, est, ovest) e la direzione dei venti che soffiano nel Mediterraneo (dove la Rosa è nata) da provenienze geografiche determinate.
La rosa più semplice è formata da quattro punte, che si riferiscono solo ai quattro punti cardinali.

Nord anche detto settentrione, mezzanotte, borea o tramontana, simboleggiato da un giglio.
Sud anche detto meridione, mezzogiorno oppure ostro
Est anche detto oriente o levante, è simboleggiato da una croce, in memoria di Cristo, nato in paese “orientale”.
Ovest anche detto occidente o ponente

Tra i punti cardinali possono essere fissati quattro punti intermedi:

Nord-Ovest anche detto maestrale
Nord-Est anche detto grecale
Sud-Est anche detto scirocco
Sud-Ovest anche detto libeccio

Tra i quattro principali e i quattro intermedi, è possibile raffigurare altri otto punti intermedi: nord-nord-est (NNE), est-nord-est (ENE), est-sud-est (ESE), sud-sud-est (SSE), sud-sud-ovest (SSO), ovest-sud-ovest (OSO), ovest-nord-ovest (ONO), nord-nord-ovest (NNO).

I venti rappresentati nella Rosa dei Venti.

Tramontana:  vento del nord, proviene dalle regioni polari, è freddo e umido in Germania, diventa freddissimo e secco in Italia. Spira in raffiche, porta generalmente tempo asciutto, cielo sereno e visibilità ottima. Ha nomi diversi secondo le regioni di provenienza e le variazioni di direzione (Aquilone, Buriana, Bora)

Grecale (o Greco):  vento da nord-est, tipico vento invernale, freddo e asciutto, gli antichi navigatori del Mediterraneo ritenevano che provenisse dalla Grecia. Spira a raffiche e porta tempo buono e cielo sereno.

Levante: vento da est, tipico vento invernale accompagnato da pioggia e tempesta. E’ solito preannunciare lo Scirocco.

Scirocco: vento di sud-est, secco e infuocato, proviene dal deserto del Sahara e si carica di umidità nelle regioni italiane. Spira come un vento caldo umido, porta piogge e nebbie, tempo nuvoloso, mare mosso e visibilità scarsa.

Ostro o Mezzogiorno o Austro: vento meridionale molto debole. Porta piogge e tempeste.

Libeccio (o Garbin): vento di sud-ovest che i Romani chiamavano africo o ponente iemale. Spira dalla Libia, cresce rapidamente fino a raggiungere una potenza eccezionale e si calma con la stessa rapidità, porta tempesta.

Ponente (o Espero):  vento da ovest. Estivo, fresco e pomeridiano, spira sulle coste laziali.

Maestrale (o Maestro): vento da nord-ovest. Vento tipico del Mediterraneo centrale, spira a velocità fino a 120 km orari, asciutto e porta burrasca su Sardegna e Corsica.

GLI INDIANI MISKITO E WILLIAM DAMPIER

•agosto 11, 2010 • Lascia un commento

Nei primi mesi del 1679 William Dampier si imbarcò come passeggero sulla nave Loyal Merchand di Londra, comandata dal Capitano Khapman. Arrivò a Giamaica nell’Aprile di quell’anno e vi rimase fino a quando venne invitato a partecipare ad un viaggio sulla costa Moskito. Destino volle che incontrasse nella Baia Negrill uno squadrone di bucanieri radunati sotto i  Capitani John Coxon, Sawkins, Bartholomew Sharp e diversi altri, e Dampier si unì a loro.
Gli estratti seguenti sono tratti dal diario “A New Vooyage Round the World” scritto da William Dampier nel 1681, quando lui e i suoi compagni di equipaggio, inclusi diversi indiani Miskito, approdarono lungo la costa sud di Panama (chiamata allora Darien). Dampier aveva un grande rispetto per le abilità degli indiani Miskito di pescare e procurare cibo, e fece anche alcune osservazioni sulla loro società e sul loro modo di vivere. Questa è di fatto una delle più vecchie descrizioni degli indiani Miskito (che Dampier chiama Moskito), un eterogeneo gruppo di tribù e discendenti di schiavi fuggiti che vivevano lungo le coste dell’Honduras e del Nicaragua, una regione chiamata Miskito Coast.

 

Dal libro “A New Voyage Round the World“  (Un Nuovo Viaggio attorno al Mondo)

Prima pagina del libro "A New Voyage Round the World" del 1697

…sono alti, ben strutturati, di ossatura robusta, sessualmente molto attivi, forti, agili e scattanti, hanno visi lunghi, capelli neri lunghi e lisci, aspetto severo, lineamenti duri e carnagione scura color rame.
Sono una piccola nazione, o famiglia, di non più di 100 individui, che abitano la terraferma a nord di Capo Gracias a Dios, tra Capo Honduras e Nicaragua.
Sono molto ingegnosi nel tiro della lancia, nella pesca  con l’arpione e con qualsiasi tipo di dardo, poiché si allenano fin dall’infanzia; i bambini, come gli adulti, non si allontanano mai senza una lancia in mano, che tirano a qualsiasi cosa fino a che l’uso non li trasforma in veri maestri. In seguito imparano come parare una lancia, una freccia o un dardo in questo modo:  due ragazzi si mettono uno di fronte all’altro a poca distanza tirandosi dardi a vicenda che, con un piccolo bastone in una mano, devono imparare a parare.
Man mano che crescono diventano sempre più abili e coraggiosi, passando dai dardi alle frecce. Quando diventano uomini sono in grado di difendersi dalle frecce.
Hanno una vista straordinaria, possono individuare una vela a grandissima distanza, e vedere ogni cosa meglio di noi. Nella loro terra sono esperti nella pesca, catturano pesci tartarughe o foche e per questo sono molto apprezzati e ricercati dai corsari, poiché uno solo di loro può procurare cibo per un equipaggio di 100 uomini, per questo quando dobbiamo carenare la nave scegliamo baie ricche di pesce e di tartarughe che questi Moskito possano pescare, ed è molto raro trovare un corsaro che soffre la fame se il capitano, o la maggior parte dell’equipaggio sono Inglesi. Al contrario non amano i Francesi e odiano a morte gli Spagnoli.
Venendo a contatto con i corsari, apprendono l’uso dei moschetti e delle armi da fuoco, e diventano dei tiratori eccezionali, sono molto arditi nelle battaglie e non si tirano mai indietro, perché sanno che gli uomini bianchi con cui stanno sanno bene quando è il momento di combattere e fanno in modo di non avere troppo svantaggio dalla loro parte.
Non ho potuto appurare se hanno una religione e non ho assistito ad alcuna cerimonia o osservanza superstiziosa tra loro. Temono solo il diavolo, che chiamano Wallesaw, e affermano che spesso appare ad alcuni di loro, che i nostri uomini chiamano preti.

Sposano una sola donna, con la quale rimangono fino alla morte. Non appena iniziano a vivere insieme, l’uomo pianta una piccola piantagione, dato che c’è terra in abbondanza possono scegliere il luogo che preferiscono. Amano stabilirsi vicino al mare o a qualche fiume, per poter pescare, il loro impiego preferito.
Nell’entroterra vivono altri indiani con cui sono sempre in guerra. Dopo che l’uomo ha spianato un pezzo di terra e ha seminato, raramente rimane ad occuparsene e ne lascia il controllo alla moglie, mentre lui va a caccia.
A volte si limita a procurare del pesce, altre volte va a caccia di tartarughe, foche, qualsiasi cosa catturi la porta alla moglie, e non caccia nient’altro fino a che questa non è stata interamente mangiata.
Quando inizia a farsi sentire il bisogno di mangiare qualcosa di più, prende la sua canoa per andare a pescare nel mare, o va a caccia di pecari, cani selvatici o cervi, raramente ritorna a mani vuote, né ritorna a cacciare fino a quando non è stato consumato interamente.
Le piantagioni sono così piccole da non permettere loro di sopravvivere con quello che producono: 20-30 piante di banane, patate dolci, patate, pepe indiano, ananas, dai cui frutti ottengono una bevanda alcoolica che i nostri uomini chiamano pine-drink.

I Moskito sono generalmente molto civili e gentili con gli Inglesi, alcuni di essi sono molto rispettati sia quando sono a bordo delle navi sia a terra, in Giamaica e in ogni altro posto, dove arrivano spesso insieme agli uomini di mare. Noi cerchiamo di accontentarli sempre, lasciandoli andare con chi vogliono e tornare alla loro terra su qualsiasi nave scelgono, se lo desiderano.
Restano indipendenti per quanto riguarda la caccia, vanno e vengono sulle loro piccole canoe, su cui noi bianchi non potremmo andare senza rischiare di rovesciarci, né loro permettono a nessun uomo bianco di salire sulle loro canoe, e vanno a caccia quando vogliono.Noi permettiamo tutto questo, perché se dovessimo contrastare, loro metterebbero da parte i loro arpioni e rimarrebbero a guardare pesci o tartarughe senza ammazzarne nessuna.
Non hanno alcuna forma di governo, e riconoscono il re d’Inghilterra come loro sovrano, imparano la nostra lingua, e considerano il governatore di Giamaica come il principe più grande del mondo…”

GLI INDIANI MISKITO

•luglio 27, 2010 • Lascia un commento

Iniziando con Cristoforo Colombo nel 1502 fino al 1600, la Spagna tentò a varie riprese a sottomettere gli indigeni di Capo Gracias a Dios, nel Nicaragua, ma ogni volta vennero sconfitti e respinti dopo sanguinose battaglie. Ciò valse agli indios di quel litorale il nome di “Indios Bravos” (Indios feroci). Nel 1600, considerato ormai fallito il tentativo di sottometterli con la forza, la Spagna inviò al posto dei soldati dei monaci, ma anche essi non ottennero alcun risultato, anzi, molti di loro persero la vita negli incontri con queste tribù.
Così, nonostante nel trattatato di Tordesillas, la Costa Atlantica del Nicaragua appartenesse alla Spagna, essa non riuscì mai a conquistarne gli indigeni.
Mentre la Spagna, nel suo intento di colonizzazione, si limitava a conquistare terre, ricchezze e schiavi, l’Inghilterra, sua rivale, fece il contrario, conquistando uomini e affetti per meglio ottenere i suoi obiettivi di dominazione.
Furono infatti gli Inglesi che iniziarono la colonizzazione della Mosquita, benché rimanesse territorio spagnolo a tutti gli effetti. Nel 1633 il capitano Sussex Cammock, sotto il comando del governatore dell’Isola di Providenza (Old Providence), arrivò a capo Gracias a Dios e fondò la prima colonia commerciale inglese tra gli indiani mosquito (miskito), denominata in seguito Natividad, cui fecero seguito numerose altre negli anni che seguirono.
Le colonie erano formate da pochi uomini bianchi e molti indigeni di colore. I coloni inglesi si dedicavano all’agricoltura e al commercio, piantarono la canna da zuccero e iniziarono lo sfruttamento delle foreste estraendone legname.
Tra il 1620 e il 1640 si realizzò l’alleanza Anglo Miskita. Dopo l’attacco all’isola di Provvidenza da parte degli spagnoli, i miskito, prevedendo l’attacco spagnolo cercarono l’appoggio di Re Carlo I (1625-1649) d’Inghilterra, fatto questo, che costituì il primo atto formale di alleanza tra miskito e inglesi e che segnò l’inizio della dinastia miskita, insediata grazie all’appoggio inglese nel 1661.
Dinastia che iniziò con Grran Cacique, che i pirati chiamarono Old Man, il quale stabilì la sua residenza a Gracias A Dios e inviò suo figlio a Londra per essere educato sotto la tutela del re Carlo I.
A Old Man venne assegnata a Giamaica la nomina di monarca del territorio miskito da Thomas Lynch, governatore di Giamaica, in nome di Carlo II, ed egli regnò fino al 1677.
La dinastia miskita ebbe una grande espansione durante i sec. XVII e XVIII grazie alla sua alleanza con i bucanieri inglesi, con l’aiuto dei quali riuscirono a soggiogare varie tribù Sumus e a scacciare dall’Honduras gli indios Payas, arrivando ad estendere i loro domini fino al Rio San Juan e alla Laguna de Chiriqui (Panama).
L’ultimo re miskita dell’epoca coloniale fu Stephen I (1816-1820).

Map of Central America and the Caribbean by Dampier. The Miskito Coast is marked with a star (Dampier 1697, A New Voyage Round the World)

INDIANI E FILIBUSTIERI

•maggio 22, 2010 • Lascia un commento

tribù indiane nei Caraibi

Da Oexmelin a Dampier, tutti i cronisti della filibusta consacrarono lunghe pagine a un accostamento verso la civiltà indiana.
Verso gli indiani i filibustieri ebbero un atteggiamento molto diverso da quello dei coloni. Mentre questi avevano bisogno di conquistare la terra e si espandevano nello spazio di caccia degli indigeni, i filibustieri si sforzarono di conservare buone relazioni con gli indiani, che potevano procurar loro viveri ed essere di aiuto contro gli Spagnoli.
Dampier visse la vita dell’avventuriero tagliatore di legno nel golfo di Campeche ed ebbe rapporti quotidiani con gli indiani di quella regione, li considerava validi compagni per una vita in un ambiente ostile.
Sharp e Coxon, gli avventurieri che saccheggiarono i mari del sud negli anni 1680, furono costretti a restare per lunghi mesi nella Cordigliera di Darien coperta di foreste impenetrabili, e ne ricavarono il vantaggio di conoscere in modo esatto i costumi delle tribù, che potevano dar loro aiuto.
Un altro cronista della filibusta, l’inglese Lionel Wafer, dedicò lunghe pagine allo studio degli indiani dell’Istmo di Panama. Egli sottolineò la forza e l’agilità degli Zambalos, che popolavano le montagne di Darien, e fece un vero studio sul loro metodo di coltivazione e sulle loro usanze.
La stessa attenzione benevola è portata da Oexmelin agli usi degli indiani Mosquitos, che popolavano le coste dell’Honduras e del Nicaragua. Queste tribù, da molto tempo frequentate dagli avventurieri, si trovavano presso il capo Gracia a Dios, circa duecento chilometri dal rifugio di Providence. Oexmelin, guidato da un francese, notò gli stretti rapporti che esistevano tra i filibustieri francesi e i Mosquitos. Essi non esitavano a imparare la loro lingua e a prendere con sé le loro donne, così si moltiplicavano i meticci. A loro volta gli inglesi impararono la lingua Mosquito e gli indiani si imbarcarono sui vascelli dei filibustieri.
Due di tali indiani si trovavano al fianco di Morgan, nella sua spedizione a Panama.

Dal racconto di Oexmelin risalta come i rapporti tra indiani e Filibustieri avessero origine dalla necessità di questi ultimi di ottenere il loro aiuto. Egli descrisse gli inizi dell’alleanza tra i filibustieri e le tribù di capo Gracia a Dios:
Quando l’avventuriero fu pronto a partire, egli rapì due di questi indiani, che sapeva mirabilmente esperti nella pesca con l’arpione, ed egli aveva bisogno di pesce per nutrire il suo equipaggio
Oexmelin era molto sensibile alla competenza degli indiani nella caccia e nella pesca: nutrire equipaggi numerosi per lunghi mesi poteva essere difficile, e morire per mancanza di soccorso non era cosa sconosciuta nel mondo della filibusta.

Gli Indios Bravos, erano “indiani malvagi” che non sopportavano alcuna nazione e respingevano tutti i bianchi, sia spagnoli che filibustieri. Alcuni dei loro stanziamenti si trovavano lungo la costa del Nicaragua, sul litorale dei Mosquitos a sud di Capo Gracia a Dios, dove invece vivevano indiani amichevoli. Con questi indiani era impossibile stabilire contatti.
“Terribili” erano gli indiani stanziali nelle isole situati nei dintorni di Boca del Drago, all’estremità ovest dell’istmo di Panama, per lo più tribù Mosquitos.

Un po’ di storia: il preservativo

•maggio 11, 2010 • Lascia un commento

Perché proprio il preservativo?

La maggior parte della gente pensa che si tratti di un’invenzione moderna e il più delle volte, quando si imbatte nella presenza, più o meno manifesta, di metodi anticoncezionali in un romanzo storico pensa subito a un’incongruenza storica.
Anche nel mio romanzo “L’Irlandese” (ambientato nelle colonie spagnole nel 1672-74) esiste un’allusione al fatto che il protagonista “sappia bene come evitare di mettere incinta una donna”. Un’affermazione troppo forte e sicura, come ha ritenuto qualcuno? Credo di no, ma vediamolo insieme, ripercorrendo qualche piccolo cenno di storia dei preservativi.

Il preservativo, o condom, è talmente antico che datarne esattamente la nascita è praticamente impossibile, e la sua storia, dagli antichi egizi in avanti, fino al periodo in cui Goodyear inventò la gomma vulcanizzata (XIX sec), è legata indissolubilmente ai temi della sessualità e al controllo delle nascite.
Alcune tra le più antiche testimonianze sull’uso di uno strumento simile al profilattico le troviamo nell’Egitto dei faraoni. Si ritiene infatti plausibile che gli antichi egizi siano stati i priimi ad utilizzare vesciche e intestini animali ben oleati durante i rapporti sessuali.
Qualcuno sostiene che i veri inventori del preservativo siano stati i cinesi, nel 1000 a.C., i quali usavano a scopo antifecondativo dei fogli di carta oleata opportunamente sagomati. I giapponesi ricorrevano a cilindretti di cuoio.
In Europa l’antenato del moderno preservativo compare nel II sec. a.C., a testimoniarlo alcuni affreschi delle grotte di Combarelles (Francia) risalenti al 10000 a.C. dove viene raffigurato un atto sessuale dove l’uomo appare “inguainato”.
Anche gli antichi romani utilizzavano profilattici ricavati da intestini essiccati delle pecore, soprattutto i soldati durante le campagne militari lontano da Roma, per proteggersi dalle malattie.
Nel Rinascimento le classi agiate usavano sottilissime fodere in lino decorato, che venivano immerse in infusi astringenti prima dell’uso. Con la scoperta dell’America, giunse in Europa  anche il virus del cosidetto “morbo gallico”, poi denominato sifilide. Per evitare il contagio, si suggeriva di utilizzare le suddette fodere di lino, che cessarono proprio per questioni di salute di essere esclusivo appannaggio dei ricchi.

profilattico del 1640

Nei sotterranei del castello di Dudley, presso Birmingham, sono stati ritrovati profilattici ricavati da intestini di animali, risalenti al tempo della guerra civile tra Cromwell e Carlo I (1640).
Nel XVII secolo i profilattici vengono introdotti su larga scala, sono di uso comune nelle corti e vengono regolarmente venduti. Sono fatti con intestino di capra o agnello, o anche con la seta. Fissati al pene tramite un nastro posto a lato dell’apertura, erano anche riutilizzabili.
Questo fino al 1870, quando Charles Goodyear inventò il rivoluzionario procedimento di vulcanizzazione della gomma.

Una testimonianza autorevole sull’uso comune del preservativo è data nientemeno che da William Shakespeare (1564-1616) che lo nominò chiamandolo “the Venus Glove”.

EL DORADO, STORIA O LEGGENDA?

•maggio 11, 2010 • Lascia un commento

RICERCA DELL’ EL DORADO
Cronologia

1541    prima voce sull’Eldorado nelle cronache di Gonzalo Fernadez de Oviedo

1544    il conquistador Gonzalo Jmenez de Quesada conquista Bogotà (Nuova Granada)
Dopo la conquista di Quito, su racconto degli spagnoli che sottomisero gli indiani, Oviedo scrisse del lago dell’Eldorado a Pedro de Cieza de Leon. Parla di un capo che esegue un rito cosparso di polvere d’oro e di offerte buttate nel lago. Nel 1620 Padre Simon scrive anch’esso dell’Eldorado, riproponendo lo stesso racconto. 

Il tempo trasforma il leggendario lago di Eldorado in una città e successivamente in un reame tutto d’oro.

Francisco de Orellana

1541    Febbraio. Gonzalo Pizarro (fratello di Fracisco) parte con 220 uomini e indios alla ricerca di Eldorado.
Attraversa le Ande, marcia attraverso la giungla per molti mesi sotto le piogge torrenziali, fino al fiume Napo, un affluente del Rio d/A.  Ordina di costruire una nave e percorrono il fiume per 43 gg. prima di fermarsi per assenza dei viveri. La spedizione si divide. Pizzarro resta e ordina a Francisco Orellana di proseguire sul fiume con 60 uomini per trovare provviste. Ma Orellana non riesce più a risalire la corrente e continua a discendere il fiume, il Negro fino ad entrare nel Rio d/A. e poi finire nell’Atlantico. Il viaggio dura 5 nesi. Tra gli indiani che incontrano ci sono gli Omagua, ricca tribù che attaccano per prendere il loro cibo. Al rio Negro incontrano la tribu delle amazzoni. (frate Gasper de Carvajal). 
Raggiungo l’Atlantico Orellana salpa per Margarita dove arriva nel 1542. Nel frattempo Pizzarro è tornato a Quito in misere condizioni con meno di 100 uomini.

1541    lo stesso anno ci porova Herman Perez de Quesada con 260 uomini.
Segue la pista fino al bacino del Rio d/A. per cercare gli Omagua, poiché credono che Eldorado si trovi lì. 

Ci prova anche Von Hutten, seguendo la pista di Quesada.

1559    Pedro de Ursua

1566    una spedizione anonima, senza cronache, stabilì che l’Eldorado non si trovava né nel territorio Omagua né a est di Quito, ma tra le Ande e il bacino del fiume Orinoco.

1569    Gonzalo Jmenez de Quesada (governatore di Nuova Granada) parte per localizzare l’Eldorado. Fallisce perché rimane senza viveri.

1583    Berrio, cognato di Quesada, gli succede alla sua morte nel 1579).
Parte per una spedizione che dura 17 mesi, arriva alla cordigliera sul fiume Orinoco e è convinto di aver trovato il sito dell’Eldorado. Ma deve rientrare a Bogotà

1590    Altra spedizione di Berrio, finita nel nulla

1595    Sir Walter Raleigh sbarca a Trinidad. Cattura Berrio e lo interroga sull’Eldorado. Fa costruire delle barche per un viaggio di un mese lungo l’Orinoco.  Incontra i Caronì e si convince che l’Eldorado è tutta quella ricchissima regione. Ma non riesce a convincere Elisabetta  a conquistarla.

PIRATI

•maggio 7, 2010 • Lascia un commento

Storia Generale delle Rapine e degli Assassinii dei più celebri pirati
Johnson Charles

Nel Cinquecento il Portogallo e la Spagna si erano divisi il mondo diventandone i padroni. L’oro del Brasile, l’argento del restante Nuovo Mondo e le spezie d’Oriente arricchirono immensamente queste due nazioni. Il loro potere durò così a lungo da scatenare l’invidia degli altri paesi e il desiderio di saccheggio dei pirati. Questo è il primo grande racconto sulle vite degli sparvieri di mare. Ladri, nobili esiliati, politici frustrati, i pirati costituirono l’incarnazione di un certo spirito di libertà. Le loro vite sono brevi ma movimentate, una continua avventura, piena di peripezie, vissuta in un’epoca in cui il mondo era giovane e il mare, molto spesso, il grande sconosciuto. Tra realtà e finzione si raccontano i fatti dei più terribili e pericolosi pirati di cui si abbia memoria. Nomi come Capitano Kidd o Barbanera irrompono come fantasmi in queste pagine, facendone uno dei più emozionanti racconti sull’era dell’oro, della pirateria e dei filibustieri. Chi era questo Capitano Johnson? Sarà il famoso autore di Robinson Crusoe come è stato detto per molto tempo? Conoscitore di termini marittimi e della tecnica della navigazione, di episodi che fino a pochi anni prima appartenevano all’archivio segreto della marina britannica, le più recenti teorie sull’identità di Charles Johnson ci fanno credere che si trattasse non di uno scrittore, bensì di un autentico pirata…

PEZZO DA OTTO

•maggio 7, 2010 • Lascia un commento

L’origine del Peso risale alla riforma monetaria del 1497 che creò, oltre ad altre monete, il pezzo da otto (detto anche real de a ocho o duro).  Nell’America Spagnola, la zecca di Lima coniò nel 1565 una moneta d’argento denominata inizialmente peso fuerte, o duro. Il peso era di 27 g. e conteneva il 97% di argento puro.  

Pezzi da otto e Dobloni d'oro

 La moneta più comunemente usata nelle colonie del XVII sec. era il pezzo da otto, così chiamato perchè il suo valore corrispondeva a quello di otto reali, moneta coniata nella Nuova Spagna chiamati anche bits.
Fu chiamato anche Dollaro Spagnolo e divenne la moneta corrente semplicemente perchè ne circolavano di più di qualunque altra moneta. Il moderno dollaro US discende dal pezzo da otto (un quarto di dollaro è spesso chiamato “two bits”).
A causa dell’inflazione, il dollaro oggi vale molto di meni, si ritiene che un pezzo da otto valga circa 30 dollari US.

  doblone
oro
pezzo da otto
argento
reale
argento
maravedi
rame
$ US moderno
doblone
oro
1 4 32 1.088 $ 120
pezzo da otto
argento
  1

8

272

$ 30

reale
argento
   

1

34

$0,11

 

Moneta inglese del XVIII secolo e relativo valore moderno indicativo:

1 Guinea (oro) – pari a 21 shillings e a 252 pennies (valore USD 168)

1 Pound (solo come unità di conto per i banchieri, a quell’epoca non esisteva una moneta corrispondente) – pari a 4 crowns, 20 shillings, 240 pennies (valore USD 160)

1 Crown (argento) – pari a 5 shillings e a 60 pennies (valore USD 40)

1 Shilling (argento) – pari a 12 pennies (valore USD 8 )

1 Penny (rame) – (valore USD 0,67)

 
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