LA FREGATA

Il luogo d’origine di questa nave è il Mediterraneo, dove, nel seicento, si vedeva navigare un tipo di piccola imbarcazione di poco più di 10 m., mossa da due alberi a vele latine e 12 remi, chiamata “fregata”.
Nella marineria spagnola, verso la fine del XVI secolo con questo termine si indicava un’imbarcazione a vela mercantile adibita al traffico delle merci con le colonie americane.
Nei mari del nord, nella stessa epoca, le “frigate” o “frégate” erano le veloci navi corsare che agivano sulla Manica o nell’Atlantico.
La prima nave ufficialmente denominata fregata fu costruita dagli Inglesi, e dalla metà del XVII sec. vennero chiamate fregate anche le navi mercantili la cui caratteristica principale era la velocità, che era dovuta alle linee dello scafo e all’aumentata attrezzatura velica; questa raggiunse il numero di 18 vele sui tre alberi principali, alle quali venivano aggiunte delle piccole vele supplementari, chiamate “forza di vele”, per aumentare la velocità o mantenerla costante con vento debole.
Imbarcato sulle navi mercantili a difesa di eventuali attacchi dei pirati, fece la sua apparizione anche sulle Fregate un cannone di grosso calibro ma di struttura leggera: la carronata, che in seguito divenne l’elemento di punta dell’artiglieria navale poiché poteva tirare sia a palla che a mitraglia e aveva bisogno solo di tre uomini per il suo funzionamento. Accanto ai cannoni, a bordo si disponeva anche di armi più leggere per il combattimento ravvicinato.
La Fregata venne impiegata essenzialmente per la guerra da corsa, oppure come scorta ai convogli o al pattugliamento delle zone dove più facilmente si potevano incontrare navi nemiche.

Il Bounty

Una delle fregate più famose della marina Britannica è il Bounty, il cui nome è legato indissolubilmente a quello del suo comandante, William Bligh, e all’ammutinamento del suo equipaggio.
Nel 1789 il presidente della Royal Society di Londra, Joseph Banks, organizzò una spedizione, verso l’isola di Tahiti nel Pacifico del Sud, scoperta nel 1767 da Samuel Wallis, per trasportare alcune specie dell’albero del pane e portarle nelle piantagioni dei Caraibi, dove acclimatarle e usarle per fornire abbondante cibo a basso prezzo per gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Il viaggio dovrà essere eseguito dalla HMAV Bounty, opportunamente adattata al trasporto di piante, al comando del Commander (tenente di vascello) William Bligh. Tre botanici saranno imbarcati per curare le piante. William Bligh viene scelto poiché è già stato due volte a Otaheite, come allora era chiamata l’isola di Tahiti, essendo stato imbarcato come ufficiale alle manovre (sailing master) nelle spedizioni di James Cook.
La nave fa vela da Spithead il 23 dicembre 1787 Dopo un lungo e difficile viaggio Tahiti viene raggiunta e grazie agli ottimi rapporti di Bligh con il re e la regina di Otaheite la nave si riempie di centinaia di piante. Il già piccolo vascello ne è completamente invaso. Inoltre i contatti dei marinai e alcuni ufficiali con la popolazione si fanno sempre più stretti; la libertà sessuale delle donne di Tahiti sconvolge gli uomini.
Durante il viaggio di ritorno, il 28 aprile 1789 sulla rotta delle isole Canarie parte dell’equipaggio, con alcuni ufficiali, tra cui spiccano il primo ufficiale Fletcher Christian e il guardiamarina Peter Heywood, stufi della vita di bordo e col pensiero ancora alle fanciulle polinesiane, si ammutina al comando di Christian. Fletcher e i suoi uomini, una volta preso il comando della nave, abbandonarono il capitano Blight assieme ai 18 membri dell’equipaggio rimastigli fedeli in una lancia (un’imbarcazione non pontata, lunga 7 metri, larga 2) e fecero vela per Tahiti al grido di Huzzah for Otaheite “Urrà per Tahiti”. Altri 4 uomini che non volevano ammutinarsi furono trattenuti a forza per la loro utilità e furono poi lasciati liberi a Tahiti.
William Bligh e altri 18 uomini dell’equipaggio furono lasciati in mare nella lancia, con pochi giorni di razioni, 4 coltellacci, una bussola e un orologio da tasca, niente carte né sestante. Con queste ridottissime risorse Bligh riuscì incredibilmente a raggiungere la colonia olandese di Timor, coprendo cioè 3.618 miglia nautiche (6.700 km) in imbarcazione aperta in 47 giorni, un record ancora imbattuto. Durante il tragitto, solo un uomo fu ucciso durante uno sbarco per procurarsi del cibo, ad opera dei selvaggi, dopodiché Bligh decise di non approdare più fino ad un porto civilizzato. Ironicamente molti uomini morirono una volta sbarcati a causa delle febbri tropicali.
Bligh raggiunse l’Inghilterra dove venne aperta un‘inchiesta sull’accaduto e continuò la sua fortunata carriera navale, ostacolata solo dal suo temperamento poco tollerante.
Gli ammutinati invece, in un primo tempo ritornarono a Tahiti dove presero viveri e donne a sufficienza, fecero poi rotta verso un’isola scoperta da pochissimo Pitcairn e le cui coordinate risultavano errate sulle carte di navigazione. Dopo aver dato alle fiamme il Bounty per impedire che potesse essere avvistato dalla marina britannica, gli ammutinati misero su una nuova comunità.
Con il passare degli anni però sembra che i rapporti tra gli inglesi e i polinesiani, questi ultimi trattati come schiavi, cominciarono a logorarsi. Infatti nel 1794 vi fu una ribellione dei polinesiani, nei confronti degli inglesi, stanchi di essere trattati come schiavi. Durante la rivolta trovarono la morte la maggior parte dell’equipaggio tra i quali lo stesso Fletcher. La rottura ci fu quando quasi tutti gli inglesi furono trucidati nella prima “guerra civile” dell’isola. Tra i pochi inglesi rimasti in vita John Adam, con lungimiranza riuscì a rappacificare le due etnie. Tutto questo è fortemente congetturale in quanto le uniche testimonianze che abbiamo provengono proprio da lui, e da suoi discendenti. Nel 1808 una nave riusci a scoprire l’isola scovado i rifugiati, che vennero trasferiti in una delle zone nei pressi dell’Australia orientale. Alcuni anni più tardi alcune famiglie, nostalgiche di quella che era ormai diventata la loro patria, fecero ritorno sull’isola dando vita ad una comunità tutt’oggi esistente.
Ancora oggi sull’isola vivono i pronipoti degli ammutinati, alcuni dei quali parlano il dialetto inglese del XIX secolo. Pezzi del Bounty sono ancora ricercati dai collezionisti e sono presenti in numerosi musei.

gli ammuntinati del Bounty

 

 

~ di Kate McGregor su maggio 6, 2010.

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